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Basandomi su quanto riportato in questo post (Google’s Chrome OS? Champagne corks are popping in Redmond – Windows Live.) vorrei condividere alcuni aspetti tenuti in scarsa considerazione riguardo a Google Chrome OS.

Premesso che condivido pienamente l’idea che la costruzione di un sistema operativo, per quanto fatta da un talentuoso team di sviluppatori esperti e da una società dal portafoglio robusto, non sia un task facile (in particolare con le funzionalità che gli utenti danno per scontate ma sono complesse e sofisticate) le cose non stanno esattamente come dice Mike Galos.

In particolare la sua analisi, condivisibile in linea generale, non tiene conto dell’evoluzioni avvenute in questi ultimi tempi:

  • La rete è pervasiva, veloce e disponibile anche in movimento
  • Nel mondo occidentale sono molto diffuse le applicazioni on-line ed utilizzate da un numero crescente di persone non solo per scrivere testi, ma per tutto quanto è possibile fare su un normale PC.
  • Il client in questo caso non è affatto stupido, come in proposte precedenti, ma potenzialmente intelligente come un PC.
  • Il fenomeno open source decuplica le forse in campo e velocizza la realizzazione di prodotti derivati da soluzioni GPL

Considerando questi tre fattori il “sistema operativo” di Google ha molte più chance di catturare utenti, in particolare tutti quelli che vorrebbero utilizzare Linux ma che rinunciano per la pigrizia di riadattarsi ad applicazioni diverse (e magari, diciamolo pure, meno evolute).

Ed Bott non ha caso ha inoltrato un un twit di @RussB  che vi riporto:

I just deleted all the other apps on my Ubuntu desktop except for the browser. Look! It’s the Firefox OS™ !

 

Questa frase sintetizza quello che oggi si può dedurre sarà il sistema operativo di BigG e sottolinea il rischio di creare una versione eccessivamente semplificata di sistema operativo che nessuno vorrà usare.

Personalmente ritengo che le criticità che Google avrà di fronte nella costruzione del suo sistema operativo sono altre:

  1. Non tutti gli utenti, anche quelli più avanzati, accettano di salvare i dati sui server di BigG e dunque un sistema operativo basato su Chrome dovrà necessariamente saper gestire un filesystem locale e tutto quello che ne consegue.
  2. Per quanto bello il design di applicazioni Web oriented non può ancora rivaleggiare con gli omologhi WinForm in particolare se utilizzano i nuovi paradigmi di costruzione delle interfacce.
  3. Un sistema operativo girà su una piattaforma hardware terribilmente più complessa di quella di un telefonino. Dunque il paradigma Android potrebbe non bastare se non correttamente inquadrato in un “dialetto di linux” che non costringerebbe i produttori di hardware ad aumentare i costi per la scrittura di nuovi driver. Sostanzialmente, costruire un ecosistema non è facile: per questa ragione Apple continua a non essere Open…

In conclusione condivido lo scetticismo dei più sul successo del sistema operativo della grande G come general purpose OS e reputo l’annuncio di oggi più una schermaglia di marketing che di sostanza.