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Vi riporto un articolo che mi ha passato il buon flammabledev riguardo i dubbi di uno sviluppatore sul Cloud computing.

Ieri non aveva nessun commento oggi ne ha diversi esattamente come quello che ho aggiunto:

I guess you dont now about what problem the Cloud address. Please think about: resilency, on-demand scaling, business continuity and other problems that are becoming more and more complex to address inside organization.

Obviously to solve these problem the application must observe some rule by design. These rules are enforce on the cloud but not on the 99% of the other software platform.

Then, for a sysadmin like me, as these policy are enforced by infrastructure is much much simple to grow, to protect to enpower infrastructure

 

Molti hanno risposto esprimendo esattamente quello che Azure è. Qualcuno quello che potrebbe diventare.
In sostanza il problema è che oggi gestire la crescita di una infrastruttura che deve funzionare sempre, rispondere correttamente ai carichi ed erogare un gran numero di servizi eterogenei non è fattibile senza un apporto di regole e implementazioni tali da conoscere intimamente come una farm scala o affronta una failure.

Per fare un paragone pensate all’energia elettrica: nessuno si preoccupa di capire come arriva, da chi arriva, quanto carico viene erogato in una zona perché la Cloud si occupa di questi problemi chiedendo in cambio solo l’osservanza rigida e fedele di certe regole. Eccovi il cloud computing. Un meccanismo per forzare, by design, l’utilizzo di regole che farebbero parte dell’accademia del buon sviluppo.

Sappiamo tutti che, anche il progetto meglio impostato, risente di vincoli che sono, in quel momento, più forti di queste regole e quindi sempre più spesso il software non viene sviluppato come dovrebbe. Meglio un sistema dentro il quale il rispetto di alcuni principi sia vincolo per l’ingresso piuttosto che, come il sottoscritto, scatenare sempre guerre sante tra sviluppo e sysadmin.