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6 Apr
Un rumore basso e sordo, le urla di mia cognata e di mia suocera, tra i miei piedi quello che rimane di un soprammobile con vetri e pepe rosso sparso sul pavimento.
La paura, la concitazione, il pensiero a mia figlia. Dobbiamo uscire, questa è forte. La casa regge ma si contorce, il pavimento batte sulla pianta dei piedi.
Predo mia figlia, lo sguardo perso nel vuoto di chi è stato svegliato di soprassalto, la metto in braccio a mia moglie. Dico a mio nipote di portare le mie scarpe, che erano vicino la sua brandina fuori con lui, gettandole per strada se scappando gli danno fastidio. Mia cognata rientra a casa durante la scossa dicendo “papà si sta a spalla la casa … piovono mattoni”. Lui, “che dici! usciamo dai usciamo”. Escono tutti; io prendo il cellulare in ricarica in garage e l’inseparabile borsa con portatile, scheda UMTS e tutto il necessario. Sono il penultimo ad uscire mentre la casa si contorce ancora.
Esce mio suocero. ci raduniamo nel giardino antistante casa a debita distanza dall’edificio. Finalmente anche lo zio e gli altri escono. Vado a spostare la macchina da sotto i muri. Qualche mattone l’ha già ammaccata ma appena qualche istante dopo il muro del primo piano si rompe e viene giù. Io ero troppo impegnato a tirar fuori la macchina per accorgermi del crollo a pochi metri da me.
“Salite in auto, andiamo in strada, più in basso” La terra continua a battere sotto i piedi e un cupo rumore a riempirci le orecchie. Si convincono. Scendiamo tutti in strada in uno spiazzo proprio di fronte alla nostra proprietà. Inizia il via/vai di ambulanze, auto, gente che si cerca. Va via la luce, tornano i telefonini: “Mamma stiamo tutti bene, fuori casa, siamo vivi. Ora lascio la linea libera. ti chiamo dopo..”
In macchina tutti sotto le coperte aspettando il giorno che nasce con la certezza che un dramma di dimensioni storiche si sta consumando visto l’incessante via vai di autoambulanze e le prime notizie.
Si fa giorno e il satellite di Google ci fotografa così:
Da quel momento la nostra vita è cambiata per sempre. Le certezze che ci avevano accompagnato fino ad allora, svanite in 28 secondi. La paura di non sapere cosa rispondere alla domanda di mia figlia “ ho fame” fino al giorno prima innocua.
Per fortuna la solidarietà è stata incredibilmente rapida ed efficace. Alle 14 mi allontano dal nostro posto per vedere cosa è successo nelle immediate vicinanze.
Case crollate, gente per strada. ma anche fila chilometrica di camion della protezione civile in arrivo al centro sportivo Centi Collela.
La macchina dei soccorsi, quello Stato spesso distante e distratto, si faceva vivo nel momento del bisogno, supportato da volontari che sembrano essere scesi direttamente dal paradiso.
E mentre la terra continua incessantemente a tremare alle 22 abbiamo un pasto caldo, persino buono: farfalline al sugo e fettina panata. E tutto questo mentre militari e volontari continuano, nonostante la grandine a sistemare tende.
Da li in poi è iniziata una odissea che ci ha portato, per proteggere i nostri figli, via dalla nostra città prima a Roseto, poi a Villa Rosa e quindi, più stabilmente a Carsoli.
Il peso della lontananza, della famiglia disgregata, delle preoccupazioni per chi, dopo una vita di sacrifici si è visto quasi sbriciolare anni di fatica, la pena per i conoscenti feriti o morti, dei morti.
Tutto questo è stato largamente compensato dalla solidarietà senza fine che abbiamo ricevuto: dai volontari della protezione civile, dall’esercito, dai vigili del fuoco (dei veri angeli), dai fantastici volontari di Roseto (che in mezza giornata ci hanno dato tutto l’occorrente per dormire, lavarci, vestirci, curarci), degli amici (Mauro, Lia, Agostino, Ernesto, Domenico, Giuseppe e Simona, Francesca e Pino, Francesco,Simone e tanti altri), dei colleghi e dell’azienda.
Nulla sarà più come prima. Ma se c’è una cosa che ho imparato è guardare la parte mezza piena del bicchiere. Ho tutti i miei cari vivi, magari un pò provati dalle difficolta di una ricostruzione complessa, della fatica del rincominciare ma la solidarietà delle persone fanno più leggero questo pesante fardello.
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