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5 Feb
Sono arrivato negli USA ed ho trovato la peggiore tempesta di neve nella contea di King, stato di WA, che si ricorda in 50 anni. Neanche una settimana dopo il mio rientro anche in Italia arriva il generale inverno e con oltre un metro di neve stabilisce nuovi record.
In cosa è diversa l’America rispetto all’Italia… tanto, soprattutto per quanto riguarda i media.
Qui da noi si stanno concentrando sulle solite sterili polemiche di politicanti e affini, li descrivevano la situazione, davano informazioni precise (3 telegiornali in italia non danno neanche la stessa altezza della neve..) e invitavano rimanere a casa.
La gente serenamente obbediva conscia che si stava facendo tutto il possibile con i mezzi a disposizione. Persino quelli messi più a dura prova, ad Issaquah, senza corrente e quindi senza riscaldamenti, luce e cucina li vedevi venire in albergo con composta rassegnazione. Il nostro albergo era l’unico in zona con il generatore.
Questa fondamentale differenza deriva dal fatto che le persone sono coscienti che bisogna fare il loro dovere, lo fanno e lo fanno a tutti i livelli. Invece, qui, no. Polemiche, polemiche, scuse, giustificazioni perché, fondamentalmente, sanno di non aver fatto il loro dovere, neanche un po’….
Il primo dovere sarebbe di dire la verità: allo stato attuale dell’economia, non è possibile garantire un servizio antineve in grado di mantenere sostanzialmente operative le strade. E’ una verità dura, una costatazione di fatto ma scomoda.
Per questo si ricorre a piani neve che non sono altro che romanzi d’appendice senza nessun contatto con la realtà dei mezzi (e del loro stato di manutenzione), del personale (non formato a dovere), dell’estensione della zona da ripulire e delle difficoltà oggettive che possono trovarsi visto che non è possibile per il cittadino svanire nel nulla quando sorpreso da una nevicata.
Anche in questo aspetto si manifesta quel cancro che sta distruggendo la nostra amata nazione: il nostro atteggiamento di totale disinteresse verso la gestione di ciò che è nostro perché, in fin dei conti, ci piacciono le dolci bugie che ci raccontano i politicanti di turno..
Tutto purché si giochi il campionato!
6 Apr
Un rumore basso e sordo, le urla di mia cognata e di mia suocera, tra i miei piedi quello che rimane di un soprammobile con vetri e pepe rosso sparso sul pavimento.
La paura, la concitazione, il pensiero a mia figlia. Dobbiamo uscire, questa è forte. La casa regge ma si contorce, il pavimento batte sulla pianta dei piedi.
Predo mia figlia, lo sguardo perso nel vuoto di chi è stato svegliato di soprassalto, la metto in braccio a mia moglie. Dico a mio nipote di portare le mie scarpe, che erano vicino la sua brandina fuori con lui, gettandole per strada se scappando gli danno fastidio. Mia cognata rientra a casa durante la scossa dicendo “papà si sta a spalla la casa … piovono mattoni”. Lui, “che dici! usciamo dai usciamo”. Escono tutti; io prendo il cellulare in ricarica in garage e l’inseparabile borsa con portatile, scheda UMTS e tutto il necessario. Sono il penultimo ad uscire mentre la casa si contorce ancora.
Esce mio suocero. ci raduniamo nel giardino antistante casa a debita distanza dall’edificio. Finalmente anche lo zio e gli altri escono. Vado a spostare la macchina da sotto i muri. Qualche mattone l’ha già ammaccata ma appena qualche istante dopo il muro del primo piano si rompe e viene giù. Io ero troppo impegnato a tirar fuori la macchina per accorgermi del crollo a pochi metri da me.
“Salite in auto, andiamo in strada, più in basso” La terra continua a battere sotto i piedi e un cupo rumore a riempirci le orecchie. Si convincono. Scendiamo tutti in strada in uno spiazzo proprio di fronte alla nostra proprietà. Inizia il via/vai di ambulanze, auto, gente che si cerca. Va via la luce, tornano i telefonini: “Mamma stiamo tutti bene, fuori casa, siamo vivi. Ora lascio la linea libera. ti chiamo dopo..”
In macchina tutti sotto le coperte aspettando il giorno che nasce con la certezza che un dramma di dimensioni storiche si sta consumando visto l’incessante via vai di autoambulanze e le prime notizie.
Si fa giorno e il satellite di Google ci fotografa così:
Da quel momento la nostra vita è cambiata per sempre. Le certezze che ci avevano accompagnato fino ad allora, svanite in 28 secondi. La paura di non sapere cosa rispondere alla domanda di mia figlia “ ho fame” fino al giorno prima innocua.
Per fortuna la solidarietà è stata incredibilmente rapida ed efficace. Alle 14 mi allontano dal nostro posto per vedere cosa è successo nelle immediate vicinanze.
Case crollate, gente per strada. ma anche fila chilometrica di camion della protezione civile in arrivo al centro sportivo Centi Collela.
La macchina dei soccorsi, quello Stato spesso distante e distratto, si faceva vivo nel momento del bisogno, supportato da volontari che sembrano essere scesi direttamente dal paradiso.
E mentre la terra continua incessantemente a tremare alle 22 abbiamo un pasto caldo, persino buono: farfalline al sugo e fettina panata. E tutto questo mentre militari e volontari continuano, nonostante la grandine a sistemare tende.
Da li in poi è iniziata una odissea che ci ha portato, per proteggere i nostri figli, via dalla nostra città prima a Roseto, poi a Villa Rosa e quindi, più stabilmente a Carsoli.
Il peso della lontananza, della famiglia disgregata, delle preoccupazioni per chi, dopo una vita di sacrifici si è visto quasi sbriciolare anni di fatica, la pena per i conoscenti feriti o morti, dei morti.
Tutto questo è stato largamente compensato dalla solidarietà senza fine che abbiamo ricevuto: dai volontari della protezione civile, dall’esercito, dai vigili del fuoco (dei veri angeli), dai fantastici volontari di Roseto (che in mezza giornata ci hanno dato tutto l’occorrente per dormire, lavarci, vestirci, curarci), degli amici (Mauro, Lia, Agostino, Ernesto, Domenico, Giuseppe e Simona, Francesca e Pino, Francesco,Simone e tanti altri), dei colleghi e dell’azienda.
Nulla sarà più come prima. Ma se c’è una cosa che ho imparato è guardare la parte mezza piena del bicchiere. Ho tutti i miei cari vivi, magari un pò provati dalle difficolta di una ricostruzione complessa, della fatica del rincominciare ma la solidarietà delle persone fanno più leggero questo pesante fardello.
30 Apr
Oggi ho ricevuto questa perla di saggezza popolare in dialetto Aquilano sul terremoto:
Pe fermamme, ju tarramutu, me tà ccjie
Kjù fa ju strunzu , kjù ‘ndsosto
Se solo sapesse come se smorza ji farria vedè.
Tengo solo trovà addò cazzo hanno missu ju bottò
Se me la spalla la casa, la refaccio. Pure senza sordi, co lle sputazze, ma la refaccio
Anzi me ne faccio una bassa e co le tavole cuscì vojo vedè proprio come se mette
Tengo solo la paura che me frega.
Perché non è che se la pija solo co mmi
Se la pija co tutti quji che trova. Piccoli e rossi. Pure co ji vecchi che ggià non ne poteano kjù.
Quji ggià steano stracchi. E non va bbona. No je ne te kjù de tribbolà.
Ha cciso na frega de quatrani che non c’entreano na mazza. Che manco erano aquilani, ma ja ccisi uguale
A che servea tutta ssa carneficina lo sa solo jissu
Po te ta vedè tutta ssa ggente che te guarda e pare che te jice:" ma coma cazzo le sete fatte sse case? Nojiatri le tenemo antisimiche".
Pure pe tilivisiò te llo icono.
Antisimiche ju cazzu che vve frega!
So kjù de trecento anni che non se sentea manco na scettacata e mo me vengono a ddi che lo sapeano tutti.
Ma che sapeate? Chi ve ll’era ittu? Che teneamo fa?
Ji bunker?
Po me vengono a raccontà che :"Era una scossa di media intensità, 6,3 della scala Richter. Non sarebbero dovute cadere tutte quelle abitazioni! E’ indice di poca attenzione alle regole".
Ma dico ji:" Ma addò ju teneate ssu’ misuratore de tarramuti, appiccato co ji prusciutti! Ma se ss’è aperta la terra che appocatro se ‘gnotte tutto"
Pe piacere!
Onna l’ha spianata sana sana e Monticchiu, che sta cinquecento metri e che tè le case pure più vecchie sta loco che manco se ne so accorti!
A mi me ss’è aperto ju cascittu deju bagnu addò tengo ji ferri pe tajamme l’ogna e j sso retroati dentro aju lavandino.
E ju cascittu era quiju bassu.
Me ll’ha revodecata tutta la casa.
A cognatemo, che sta a San Demetrio, no ji se so cascate manco le fotografie sopra aju commò e a Villa Sant’Angelo che sta loco attraverso ha fatto ne frega de morti.
E’ come tutte le cose: a chi tanto e a chi gnente
Però è chiara na cosa sola: che non ci capite una beata mazza.
Ssi strumenti che tenete addopreteje pe facci quacche atra cosa,. Atru che "sabbia nelle costruzioni". Ha fatto na sorte de botta che appocatro se cascano le stelle no de "media intensità".
L’intensità, a certe parti, ci stea tutta quanta.
Ma se sse so cascati pure gji alberi.
Stu ggiru è toccato a nojatri ma non è che potete sta tanto pricisi manco vojatri.
Allora mò se semo mbarati. Semo diventati tutti "esperti in terremotologia applicata".
Applicata perché so’ tre mesi che ropp’ju cazzu tutti i jorni e semo fatta pure la classificaziò deju tipu delle scosse.
Atru che Mercalli e Richter!!!!
Mo ve la jico: ju tarramutu se reconosce pe quantu trojajo fa
1. Essiju
2. Bottarella
3. Bella botta
4. Sileppa
5. Slenghera
6. Saraga
7. Petenga
8. °ngulallazia
E quando le sete passate tutte come nojatri ve potete presentà a fa ji esperti
….. media intensità! Ma jeteaffangulo
è un buon segno, inizia la ricostruzione.
18 Apr
Grazie all’incessante lavoro dei volontari e della Protezione Civile di Ascoli Piceno migliora notevolmente la situazione nella tendopoli di Coppito nel tentativo di sollevare la sofferenza degli svollati.